Note

[1] Che questa epistola appartenga all’ anno 1398 si può desumere dal carattere generale del componimento che rispecchia le impressioni d’una prima visita del Vergerio a Roma. Ma non sembra probabile che sia stata mai portata a termine e spedita, poiché in tutti e quattro i codici che ce la conservano, essa s’arresta con le parole «de quarum nominibus», ed i copisti hanno poi incominciato una nuova riga con un brano della nota epistola del Petrarca a Giovanni Colonna, e cioe da Hoc incidenter quantum locus iste capere visus est sino a hic gloriosam Callistus exercuit libitinam (Fam. VI, 1 I). Ignoriamo chi fosse il destinatario della presente: forse Ognibene della Scola oppure Lodovico Buzzacarini, che vivamente s’interessava per la storia e le antichità, secondoché ci apprese l’epistola LXXIII.

[2] expectes quibus

[3] Nel commento di Benvenuto da Imola a Valerio Massimo, al principio del testo, leggesi questa glossa: Nota de cerimoniis stata esse vocabulum speciale Iovi; cerimonia vero nomen generale est, ad sacrificium cuiuscunque dei. Sed ego intellexi a reverendo viro magistro Iohanne de Ravenna quod debebat dicere statas pro statutas, cui puto fore credendum magis (cf. R. Sabbadini, Giovanni da Ravenna, p. 29). Così pure Cic. Tusc. I, XLVII, 113: sollemne et statum sacrificium.

[4] Via Cornelia.

[5] Sulla Veronica cf. Cerrati, Tiberio Alfarano, p. 107, nota 1

[6] Confonde, come i Mirabilia, la porta Capena con l’Ostiense.

[7] Il tempio di San Paolo era stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1349, che il Petrarca ricorda nella Familiare XI 7, 5: Cecidit edificiorum veterum neglecta civibus, stupenda peregrinis moles, turris illa toto orbe unica, que Comitis dicebatur: ingentibus rimis laxata dissiluit et nunc velut trunca caput, superbi verticis honorem, solo effusum despicit. Denique, ut irae caelestis argumenta non desint, multorum species templorum, atque in primis Paulo Apostolo dicatae aedis bona pars humi collapsa et Lateranensis ecclesiae deiectus apex Iubilaei ardorem gelido horrore contristant. Cum Petrus mitius est actum. Cf. anche, dello stesso Petrarca, Fam. XV 9 e Sen. VII 1. Per i restauri della basilica vd. Schuster, La basilica e il Monastero di S. Paolo fuori le mura, p. 161 sgg.

[8] Cf. Petrarca, Famil. IX 13, 36.

[9] Levicania G

[10] La chiesa di S. Croce in Gerusalemme era officiata dai frati Certosini fin dal 1370 (cf. Kehr, Italia Pontif. I, Roma, pp. 35-36).

[11] Sul culto di san Girolamo nella basilica cf. G. Biasotti, La basilica di S. Maria Maggiore di Roma prima delle innovazioni del secolo XVI, in Mélanges d’arch. et d’hist., XXXV, 1915, p. 29, n. 2.

[12] Octavio R

[13] Il monastero di S. Maria in Aracaelifu concesso ai frati Minori con bolla di Innocenzo IV del 26 giugno 1250 (Potthast, Reg. Pontif. II, p. 1157, n. 14002).

[14] I monaci della congregazione degli Olivetani si erano stabiliti in S. Maria Nova fin dal 1352 (cf. Kehr, Italia Pontif. I, p. 65).

[15] La basilica e il convento di S. Martino ai Monti venne afidato ai Padri Carmelitani da Bonifacio VIII nel 1299 (cf. A. Silvagni, La basilica di S. Martino ai Monti, in ASRSP XXXV, 1912, p. 403).

[16] La chiesa della Minerva passò in possesso dei Domenicani nella seconda metà del secolo XIII.

[17] Marcellinum G

[18] I frati dell’ordine dei Servi di Maria ebbero la chiesa di S. Marcello nel 1368 (cf. Kehr, Italia Pontif. I, p. 73).

[19] Il monastero fu affidato alle Clarisse da Onorio IV nel 1285. Per il capo di san Giovanni Battista cf. Federici, Regesto del monastero di S. Silvestro de Capite, in ASRSP XXII, 1899, p. 220).

[20] Onorio IV concesse agli Eremitani di sant’Agostino la chiesa parrocchiale di S. Trifone con bolla 20 febbraio 1287 (Potthast, Reg. Pont. II, p. 1821, n. 22571), presso la quale gli Agostiniani cominciarono nel 1358 la chiesa dedicata a S. Agostino, che fu condotta a compimento verso il 1440 (cf. A. C. De Romanis, La chiesa di S. Agostino di Roma, 1921, pp. 7-9, e Analecta Augustiniana, VIII, p. 231).

[21] Pantheum G

[22] Cf. Petrarca, Fam. VI 2, 14.

[23] Cf. Plin. nat. 7, 187.

[24] Cf. Liv. 2, 5, 3-4.

[25] Cf. Hist. Aug., Aurelianus 21, 9 e 39, 2; Aur. Vitt. Lib. de Caesaribus 35, 7; Eutr. 9, 15.

[26] .xii. E (si tratta di una lectio singularis, anche se effettivamente Vergerio elenca solo 12 porte).

[27] Il Testaccio sorse in realtà coi rottami delle anfore e dei dolii dentro cui si spedivano prodotti vari dall’Africa, dalla Spagna, dalla Gallia. Di tributi è ricordo soltanto in fonti del basso Medioevo, quali il Libro Imperiale (in A. Graf, Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, pp. 120-121) e la Polistoria del Cavallini.

[28] Sulle feste di testaccio vd. a. soMMerleChner, Die Ludi Agonis et Testatie. Das Fest der Kommune Rom im Mittelalter, «Römische historische mitteilungen», XLI, 1999, pp. 339–370. La più vivace descrizione di quello che succedeva si legge in aDaM De usk, The Chronicle of Adam de Usk, 1377–1421, ed. and trans. c. giVen-Wilson, oxford, clarendon, 1997, pp. 194–196.

[29] Centimane RE

[30] Cf. Eutr. 2, 9, 3. Quanto all’agnome centimanus, esso si ritrova sotto la forma centumalusin varie iscrizioni e in Cic. off. 3, 16, 66 e Val. Max. 8, 2, 1, attribuito a personaggi delle casate Fulvia e Claudia.

[31] chatetumbe R chapse tumbe G

[32] Nella regione dell’Appia si trovava il circo di Massenzio, attribuito anche dai Mirabilia a Tito e Vespasiano. Quanto al numeor delle belve uccise nella dedicazione (quinque milia e non quingentae) qui evidentemente si equivoca con l’anfiteatro Flavio (cf. Suet. Tit. 7, 3; Hier. Chron. Helm p. 558; Eutr. 7, 21, 4).

[33] eatur mss.

[34] Muroni mss.

[35] Levicana G

[36] Si allude agli acquedotti della Claudia, dell’Aniene Novo, della Marcia, della Tepula e della Iulia.

[37] eatur mss.

[38] Septimii Iani vel Septimiana RE Septimihani vel Septimiana G

[39] Le tre porte con cui resta interrotta questa descrizione erano la Viridaria o di S. Pellegrino, quella di S. Angelo e quella di S. Spirito o dei Sassoni.